Il ricordo più bello

Il ricordo più bello

Dal diario scritto durante l'EPT di Copenaghen 2009. La migliore mano mai giocata.

“Dealers: shuffle, up…and deal!!!” Inizio da piccolo buio, le mie prime carte EPT sono state J di quadri e 10 di fiori, Cervo sarebbe andato in estasi. Rilancio in posizione di Akerblom, io passo. Seconda mano spillo ancora J10, sono da bottone e penso: “OK gioco altrimenti Cervo mi toglie il saluto”. Rilancio di 3 BB di Danny Ryan io faccio solo call, piccolo e grande buio passano. Flop QQ9 rainbow, probabile continuation bet di Danny Ryan, è un buon flop per provare un bluff ma non voglio subito cacciarmi nei guai, poi in fondo il piatto è misero e non ne vale la pena. Si completa un giro di tavolo senza grosse schermaglie, in 9 mani si sono visti 2 flop e nessun turn, nessuno vuole ancora rischiare. Ritorno piccolo buio e spillo AK off, io non lo so ancora ma stà per iniziare la mano emotivamente più impegnativa della mia vita.

Prima di me foldano tutti, io rilancio 150 (3 BB), il grande buio fa reraise 400, io mi limito al call. Flop A picche 10 fiori 3 picche. Sicuramente un buon flop, mi sento forte e sicuro, faccio check in attesa di capire cosa farà il mio avversario sicuro che avrebbe puntato. Lui punta il piatto (800), io ci penso un po’ (solitamente avrei subito fatto un reraise per capire bene la mia posizione nella mano) poi decido di confonderlo limitandomi al call per poi uscire puntando per primo al turn nel caso non fosse uscita una picca (la mia idea era simulare un tris). Turn 7 quadri. Altra ottima carta, proseguo nel mio intento iniziale puntando 900, donkey bet molto strana in un piatto di 2400, obbiettivo annebbiargli le idee e diventare poco leggibile. Mi aspetto un call o un fold del mio avversario. Qui accade quello che non mi sarei aspettato, istant reraise di 3800. Subisco emotivamente il colpo, la paura mi annebbia per un attimo i pensieri, il primo e forte istinto è sicuramente il fold. Cerco di mantenere un aspetto calmo e sereno, conto le fiches con apparente tranquillità, mentre dentro ero un fuoco: eccoci, continuavo a ripetermi, siamo già nei problemi!!! Il mio cuore continuava a dirmi di passare, continuava a pensare ai sacrifici che avevo fatto per arrivare a sedermi a quel tavolo, giro leggermente la testa e butto un occhio al tabellone di gara. L’orologio segnava 53 min 30 sec, 6 min e mezzo di gioco, nessun player out!!!! Prendo fiato e cerco di azzerrare i pensieri, cercando un ideale tasto “reset” da premere nel mio cervello. Chiudo gli occhi, protetto dagli occhiali scuri e per un attimo mi concentro solo sulle parole della canzone che in quel momento passava nel mio ipod: “house of the rising sun” dei Doors. Ho bisogno di azzerare tutto, di cancellare ogni componente emotiva, di diventare per un attimo una macchina calcolatrice. Ricomincio dall’inizio e provo ad analizzare la mano in ogni suo particolare.

Azione preflop: tutti fold, io raise piccolo buio 3bb, lui reraise 8 bb. Già il giorno precedente avevo notato come nei primi livelli le mani dove si trovano a giocare solo i due bui vengano considerate di poca importanza, quasi più fonte di problemi che di guadagno perché si corre il rischio di compromettere interi stack con mani assolutamente marginali e con piatti preflop solitamente poco interessanti. Ipotizzo quindi che il mio avversario abbia nelle mani sicuramente una buona mano: Asso e figura oppure una coppia dal 9 in su. Con una coppia inferiore penso che si sarebbe limitato ad un call per cercare un set a poco prezzo e poter foldare senza rimpianti in caso di set mancato.

Azione al flop: io check, lui punta il piatto, puntata assolutamente standard in caso di top pair. Io mi limito al call e senza un reraise non posso sapere precisamente la mia posizione nella mano.

Azione al turn: io piccolo bet di 900, lui istant reraise di 3900. Al momento le mani che mi possono ipoteticamente battere sono AA,TT,33,77,AT,A3,A7. Escludo categoricamente il tris, il suo reraise è troppo alto, la sua intenzione è chiudere la mano al turn,l’istant reraise serve a simulare forza, se avesse avuto tris in mano ci avrebbe sicuramente pensato di più, si sarebbe mostrato più insicuro e, cosa più importante non avrebbe un così grande desiderio di farmi foldare. Penso che l’unico rilancio possibile con tris in mano in questa situazione sia fino a 2200. Cancello dalle sue mani le 4 coppie che ipoteticamente potevano battermi. Rimane l’ipotesi doppia coppia ma l’azione preflop mi porta ad escluderla: perché fare reraise di 8 bb dopo 5 min di torneo su un piatto di 200 con Asso e scartino? Nessun senso. E poi continuo a ripetermi che lui vuole chiudere la mano al turn e che quindi non è poi così sicuro del punto che ha in mano. Dopo tutte queste considerazioni rimangono solo 2 ipotesi: un’ultimo strenuo tentativo di difendere KK o QQ oppure AQ o AK. Quindi o sono davanti o sono pari. Con un po’ di riflessione ho capito di avere la possibilità della mossa vincente: reraise all in simulando il punto nuts (da come ho impostato la mano è assolutamente credibile il fatto che io in mano abbia TT), mossa che avrebbe messo in difficoltà anche un eventuale AK del mio avversario, lasciandomi aperta la possibilità di tirare un bellissimo piatto facendogli foldare le mie stesse carte. Un secondo dopo tutti questi pensieri tutte le mie fiches hanno varcato la linea tra lo stupore generale del tavolo: “I’m all in!!!”.

Rimango completamente immobile, non ho il coraggio di girarmi per controllare la sua espressione, fisso completamente il vuoto e innesco dentro la mia testa una catena di pensieri infernali: penso alla figuraccia che stò rischiando di fare, a come ero potuto finire in un guaio simile dopo così pochi minuti di gioco, a dove ero riuscito a trovare il coraggio o forse la pazzia per prendere le fiches e buttarle tutte sul tavolo. Sono un pazzo continuavo a ripetermi, sono un pazzo!!!!. “Mother tell your children not to do what i’ve done” canta Jim Morrison nelle mie orecchie. Eh già vecchio Jim, hai proprio ragione!!! Passa un numero imprecisato e interminabile di minuti, sento uno sbuffo del mio avversario, le sue carte mi passano davanti agli occhi e finiscono in mezzo al tavolo, FOLD!!!! Orgasmo psicologico, enorme senso di appagamento, ce l’avevo fatta, avevo sconfitto le mie paure. Raccolgo le fiches e noto un leggero tremore alle mani, l’adrenalina è stata tanta ed è giusto così, dopo tutto non sono un robot. Nicolò Calia mi guarda e subito mi chiede: “Settato il tris?” “Magari…” rispondo con un sorriso. Mi giro e trovo lo sguardo di Cervo, poco lontano, subito accorso non appena ha notato le mie fiches varcare la linea. “Cosa avevi?” mi chiede. “AK”. “Dai non dire cazzate, cosa avevi?” “AK, ti giuro!!”

Guardo le carte da bottone, brutte carte, le gambe e le mani continuano a tremarmi leggermente, è ora di alzarmi, non sono pronto per giocare di nuovo, è tempo di una meritata sigaretta.



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